La BCE guidata dall’italiano Mario Draghi esprime ottimismo per la situazione economica dell’eurozona, sulla scia delle buone notizie (in ottica europea) della vittoria di Macron in Francia e del successo del partito di Angela Merkel in Germania, che allontanano scenari peggiori.

Per la riunione prevista per l’8 Giugno si prevederà quindi un dibattito ulteriore sull’allentamento e sulla fine degli stimoli monetari attivi soprattutto sui paesi più deboli, tra i quali l’Italia, che beneficia di forti acquisti sui titoli di stato a garanzia della stabilità del debito e delle banche.

QE è il nome di questa procedura, sigla che sta per Quantitative Easing, ed è stata adottata “copiando” la stesa dinamica messa in atto dalla FED americana allo scoppio della recessione causata dai mutui subprime.

Sull’ottica del miglioramento della situazione economica, Draghi ha sottolineato durante un incontro in Israele che l’occupazione e il sistema finanziario si sono rafforzati, e da qui le speculazioni sulla possibile fine degli stimoli; ha però nuovamente ribadito la necessità di riforme strutturali, che specialmente in alcuni paesi latitano ancora.

Sulla scia del successo pro-europeista delle ultime elezioni (escludendo ovviamente la precedente tegola Brexit) si è anche espresso sui sentimenti favorevoli all’Unione per la maggioranza dei cittadini europei.

In ogni caso il piano di aiuti proseguirà almeno fino alla fine dell’anno, al ritmo attuale di 60 Miliardi di Euro di acquisti di titoli di Stato. E’ già stato previsto un allentamento nel corso del 2018, allentamento che potrà a questo punto giungere prima o con effetti più elevati in base alla effettiva situazione macro-economica e alle prossime previsioni.

Nello stesso ambito si ragiona già di eventuali aumenti dei tass di interesse, ancora ai minimi storici; anche su questo tema si rimanda ai prossimi incontri, fondamentale sarà la conferma della ripresa in atto.

E’ infatti ancora sbilanciata la crescita da paese a paese, i dati medi segnano chiaramente una ripresa ma le difficoltà sono evidenti per alcuni stati ancora impantanati nella strutturale debolezza di alcuni parametri del loro sistema economico (nel nostro caso il debito pubblico, occupazione e produttività).

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